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L’agenda rossa di Paolo Borsellino

Scritto da Salvo Palazzolo il 17 dicembre 2009 | 

Non si trovano gli ultimi appunti del magistrato

Cosa può esserci stato di tanto importante in quell’agenda rossa? Per trovare una risposta bisogna ripercorrere i cinquantasette giorni che restano da vivere a Paolo Borsellino dopo la morte di Giovanni Falcone.
Sappiamo che il magistrato ha deciso di riprendere le indagini sulle infiltrazioni di Cosa Nostra nel mondo degli appalti, quelle indagini che per Falcone erano ormai una priorità. Lo sappiamo perché Borsellino va a interrogare un nuovo collaboratore di giustizia, originario della provincia di Caltanissetta. Si chiama Leonardo Messina.
Borsellino sa che Cosa Nostra è mossa dalla necessità di proteggere i suoi patrimoni. In quei giorni il magistrato interroga anche Gaspare Mutolo, un altro uomo d’onore di rango che già a Falcone aveva detto di voler collaborare con la giustizia. Mutolo annuncia un’altra rivoluzione: svelare i rapporti fra uomini dello Stato e la mafia. In cima alla lista c’è Bruno Contrada, il poliziotto che ha segnato un’epoca a Palermo, e poi è passato ai servizi segreti.
“Non si separava mai da quell’agenda”, racconta la vedova, Agnese Piraino Leto, ai giudici del primo processo Borsellino. “Segnava tutto: incontri, impegni di lavoro. Però adesso non si trova più. Quella domenica, a pranzo, la teneva nelle mani ed aveva segnato gli appuntamenti della settimana successiva”.