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L’agenda rossa di Ninni Cassarà

Scritto da Salvo Palazzolo il 18 dicembre 2009 | 

Non si trovano gli ultimi appunti del commissario

Il dirigente della sezione Investigativa della squadra mobile viene ucciso il 6 agosto 1985, al culmine di una estate in cui ha indagato sugli investimenti dei capimafia e sulle tracce di alcuni insospettabili complici, emerse nel corso delle inchieste per istruire il primo maxiprocesso alle cosche. Nel rapporto dei 162, la base di quel processo, Cassarà ha voluto riportare anche un brano di quell’esposto anonimo ben informato che qualcuno gli ha fatto arrivare sulla scrivania. E’ riferito a un magistrato, senza nome. Dice: “Protegge don Michele Greco, il capo mafia di tutta Palermo”. Cassarà ha commentato: “La potenza dell’organizzazione mafiosa non deriva dal numero e dalla qualità dei vari associati… ma soprattutto dalle ramificate commistioni che essa è riuscita a realizzare col tessuto connettivo sociale ed economico cittadino, fondendosi con esso e conseguendo, sulla base di tale ‘orrido innesto’, la disponibilità di una vastissima ed indefinibile ‘zona grigia’… I gangli vitali della mafia sono costituiti da questa zona grigia che la legge non riesce se non epidermicamente a colpire per la sua vastità ed inesauribilità”.
A inizio luglio 1985, Cassarà e Falcone sono stati a Lugano, in Svizzera. Cosa cercano?

Da I pezzi mancanti. Viaggio nei misteri della mafia:
Cassarà è morto da appena un’ora. È stato ucciso assieme all’agente Roberto Antiochia, “che si era offerto di fargli da scorta nonostante fosse in ferie e non più in servizio in Sicilia”, ricordano Giuseppe Crapanzano e Piero Melati nel racconto di quel pomeriggio terribile. Sulle fotografie pubblicate da “L’Ora” rivedo i volti in lacrime di alcuni poliziotti che ho conosciuto tanti anni dopo. È morto per amicizia, titola il giornale: “Antiochia aveva 23 anni”. Quel pomeriggio, qualcuno fruga nei cassetti della scrivania di Cassarà, alla squadra mobile.