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L’archivio di un cronista

Scritto da Salvo Palazzolo il 22 luglio 2016
Pubblicato nella categoria Il blog inchiesta

Generalmente, un cronista è geloso del suo archivio, costruito con fatica in tanti anni di attività. Io scrivo di mafia ormai dal 1992, ero uno smarrito aspirante collaboratore di “Tele Scirocco” il giorno che mi ritrovai a correre in via d’Amelio, dopo avere sentito un botto enorme. Ricordo di avere vagato disordinatamente almeno per un’ora fra i corpi dilaniati e le macerie di quella strage, senza riuscire a prendere un appunto, senza riuscire a cogliere un particolare utile da raccontare poi al mio caporedattore, Angelo Mangano. Tornai in redazione con il taccuino vuoto e le idee confuse. Di certo, iniziavo il mestiere di cronista nel peggiore dei modi, non comprendendo quello che vedevo, non comprendendo da che parte avrei potuto iniziare a raccontarlo.

Forse, per questa ragione da quel giorno ho iniziato a raccogliere tutto ciò che potesse farmi capire il perché di quella stagione del terrore. Così è nato un archivio, che contiene tutti gli sprazzi di modafinil verità raggiunti su quei fatti, gli indizi, le domande, le ansie e le speranze di tanti uomini e donne che non si sono rassegnati alla violenza, alle complicità, ma hanno continuato a cercare.

Nell’archivio che pubblico su questo blog – archivio della memoria, l’ho chiamato – troverete tutte le sentenze sulle stragi del ’92-’93 e molti atti di indagine riguardanti la trattativa fra mafia e Stato, alcuni anche inediti. Questo è l’archivio di un cronista a Palermo, ma in fondo non solo l’archivio di Salvo Palazzolo, è l’archivio che ogni cronista canadian pharmacy viagra delle vicende di mafia conserva e continua a consultare per i suoi articoli e le sue inchieste. Credo che vent’anni dopo le stragi Falcone e Borsellino, questi documenti costituiscano un grande patrimonio che debba essere messo a disposizione delle scuole, delle università, delle associazioni della società civile, di tutti coloro che vogliono conoscere gli anni più drammatici della storia del nostro paese.

I materiali da consultare
L’archivio si apre con il capitolo riguardante il fallito attentato a Giovanni Falcone, del 1989, all’Addaura: le sentenze del primo processo e gli atti dell’ultima inchiesta condotta dalla Procura di Caltanissetta tratteggiano già tutti i misteri che continuano ad avvolgere le stragi del 1992. L’ombra di una talpa al palazzo di giustizia di Palermo, l’azione di rappresentanti infedeli dei servizi segreti, il depistaggio. L’archivio sulle stragi ripercorre soprattutto le difficili indagini di questi vent’anni: è come leggere un lungo racconto giallo, che inizia con le foto del primo sopralluogo della polizia scientifica sul cratere di canadianpharmacysites.com Capaci e con la relazione di servizio del primo poliziotto giunto in via d’Amelio. Le requisitorie e le sentenze segnano poi il bilancio di quello che è stato scoperto, ma indicano anche le domande che restano ancora senza risposta. Gli interrogativi più inquietanti riguardano soprattutto i mandanti occulti e i concorrenti esterni delle stragi: anche in questo caso, l’archivio dei “pezzi mancanti” pubblica tutti provvedimenti di archiviazione che hanno riguardato, a Caltanissetta e Firenze, prima Dell’Utri e Berlusconi, poi Bruno Contrada, quindi una presunta cellula deviata dei servizi segreti sul Castello Utveggio di Palermo, e il filone mafia e appalti.

Sull’archivio si possono ripercorrere anche le nuove dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza, che sta riscrivendo i restroscena della strage Borsellino: l’archivio pubblica pure un’inedita lettera appello del collaboratore a uno degli irriducibili di Cosa nostra, il boss Pietro Aglieri. Nel capitolo sulla nuova inchiesta di via d’Amelio ci sono poi gli ultimi provvedimenti scaturiti dalle dichiarazioni di Spatuzza e le drammatiche confessioni dei falsi pentiti Scarantino, Andriotta e Candura, che avevano https://Meet-Babes.com depistato la prima indagine sulla strage Borsellino. A proposito di quel clamoroso errore giudiziario, un’ombra inquietante emerge dalla documentazione inviata dall’Aisi alla Procura di Caltanissetta, da cui emerge che l’ex questore Arnaldo La Barbera, il coordinatore del gruppo d’indagine Falcone Borsellino, era stato in passato un collaboratore dei servizi segreti.

La lotta alla mafia dovrebbe essere soprattutto ricerca della verità. Ecco allora il contributo di questo archivio multimediale: è soprattutto l’occasione per fare il punto sui risultati giudiziari ottenuti e sulle verità ancora nascoste. Per continuare a cercare.

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