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I reperti dell’omicidio di Peppino Impastato

Scritto da Salvo Palazzolo il 18 dicembre 2009 | 

Non si trovano le foto dei sopralluoghi, la pietra del delitto,
le chiavi della vittima, i suoi appunti

Per 18 anni è rimasto un mistero l’omicidio di Peppino Impastato, il giovane animatore di Radio Aut di Cinisi che denunciava l’arroganza e le complicità del nuovo potere mafioso. Il suo assassinio, l’8 maggio 1978, fu camuffato da attentato terroristico suicida: la messinscena si sarebbe potuta smascherare subito, invece, non è ancora chiaro perché le indagini dei carabinieri e della magistratura si svilupparono su piste fasulle. Prima con la tesi del suicidio, poi con quella dell’incidente durante la preparazione di un attentato dinamitardo. Furono rifiutate, anzi ostacolate, le indicazioni offerte dai compagni di Peppino.

Da I pezzi mancanti. Viaggio nei misteri della mafia: Nel buco nero di quei giorni finiscono pure gli appunti di Peppino Impastato sulla sua attività di denuncia antimafia contro Gaetano Badalamenti, il capo della Cupola mafiosa del tempo, e contro tutti gli altri padrini che alla sua scuola hanno imparato a ingoiare appalti e affari nei palazzi della politica. “Durante la perquisizione a casa furono portati via cinque sacchi pieni di fogli di Peppino”, ricordano i familiari. Ma nei verbali ufficiali dell’inchiesta sono registrati solo un manoscritto e sei lettere. Chi, a più riprese, ha cercato la verità sull’omicidio di Peppino Impastato, non ha trovato che poche carte ingiallite nel lungo corridoio dalle cento porte. Sul fascicolo dell’inchiesta è rimasto scritto per troppo tempo “Contro ignoti”.

DOCUMENTI:
Sentenza della Corte d’assise di Palermo
Relazione della Commissione parlamentare antimafia sui depistaggi istituzionali nel caso Impastato